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ALLE RADICI DELLA STORIA DEL MEZZOGIORNO LE FAMIGLIE DE PETRIS E FRAGGIANNI

 

Il mio intervento di oggi mira a mettere in evidenza l’importanza storica di Niccolò Fraggianni.

La Famiglia De Petris ha sempre tenuto molto a mantenere vivo il ricordo del suo imparentamento  con la Famiglia Fraggianni e questo perché alla famiglia Fraggianni appartenne un uomo di singolare valore, Niccolò appunto.

Chiariamo prima di tutto da dove nasce il legame fra famiglia De Petris e la famiglia Fraggianni,

Il 16 luglio 1736 Lorenzo De Petris sposò la primogenita di Niccolò Fraggianni, Gildippe e, per effetto del testamento di Niccolò Fraggianni nel 1756, l’erede maschio, Pietro De Petris, figlio di Lorenzo e Gildippe, ereditò il patrimonio di Niccolò Fraggianni, fra cui il prestigioso palazzo Della Marra di Barletta.

Una piccola curiosità sul nome della moglie di Lorenzo De Petris, “Gildippe” o “Gildeppa”: questo nome,  che poi è rimasto nella famiglia De Petris, è attestato nella “Gerusalemme liberata” di Tasso, dove figurano Gildippe ed Odoardo “sposi e amanti” e questo denota un aspetto della figura di Niccolò Fraggianni, vale a dire l’amore per la letteratura e per i libri, che lo accompagnò per tutta la vita.

Un altro scopo del mio intervento di oggi è quello di rendere evidente la ricchezza del patrimonio culturale meridionale, qualcosa che oggi abbiamo dimenticato.

Nelle scuole, nelle università, sulla stampa nessuno parla più di questione meridionale, il sud è identificato come un problema, come un mondo privo di valori, di storia.

Se non vigilassimo sulla nostra memoria storica, dovremmo pensare oggi che Alberto da Giussano è il personaggio storico più importante d’Italia, dovremmo pensare che a sud di Roma “Hic sunt leones”, ci sono i leoni,il deserto.

Ecco, ricordando la figura di Niccolò Fraggianni (1686-1763) abbiamo invece lo spaccato di un Meridione d’Italia ricco di cultura e di saggezza, un mondo dotato di originalità di pensiero e di valori profondi.

Egli fu, infatti, un funzionario di primo piano del Regno di Napoli, un giurista insigne, un uomo di governo,dunque,ma,allo stesso tempo, un filosofo nel senso più profondo del termine, ovvero chi accompagna la sua azione politica e amministrativa ad un’intensa attività di studio e di riflessione critica.

Nato a Barletta nel 1686, studiò qui presso il Collegio dei Gesuiti per poi trasferirsi a Napoli a studiare diritto. Giovanissimo è inviato a corte, a Vienna e lì conosce Leibniz, uno dei suoi maestri di pensiero, accanto a Bayle, Vico, Giannone, Huet, Montesquieu,

Inizia poi il complesso e faticoso cursus honorum, tipico di chi non si avvaleva, all’epoca, di privilegi feudali, ma riponeva tutte le proprie possibilità nel servizio allo Stato.

Vediamo rapidamente le cariche che ricoprì:

         1716-1723 – Avvocato fiscale a Lucera (Fg);

         1724-1729 – Segretario del Consiglio Collaterale;

         1730-1733 – Reggente del Collaterale.

Non senza prima ricordare che nel 1734 il Regno di Napoli passa dalla dominazione austriaca a quella dei Borbone, con Carlo III

         1734 – E’ nominato Marchese;

         1735-1739 – Consultore di Stato a Palermo;

         dal 1740 – Caporuota del Sacro regio Consiglio / Consigliere della Camera di             Santa Chiara;

         dal 1743 – Prefetto del Tribunale dell’Annona / Membro della Delegazione            della Real Giurisdizione.

Di quasi mezzo secolo di attività amministrativa ci resta un patrimonio di opere ancora non del tutto esplorato e, peraltro, sparso in diverse sedi (Napoli, Vienna,Pescara, Barletta,Bari, Città del Vaticano), fra cui spiccano i numerosi volumi di sentenze e il Promptuarium excerptorum in due volumi, che è una sorta di Zibaldone di appunti di notevole profondità.

Comunemente si ritiene che il capolavoro di Niccolò Fraggianni sia la Consulta del 1746. Egli era allora membro della Real Giurisdizione, organismo deputato ad impedire gli abusi, sia di carattere patrimoniale che giurisdizionale, della Chiesa, ai danni dei cittadini del regno.

Fraggianni, da cattolico, si trova ad affrontare il seguente problema: la Chiesa, nel Regno di Napoli, aveva reintrodotto clandestinamente e illegittimamente le procedure del tribunale dell’Inquisizione, abolito da tempo.

Fraggianni affronta il problema da funzionario di un Regno governato da sovrani stranieri, popolato da genti superstiziose ad analfabete, con la consapevolezza di chi sa che la Chiesa, comunque, esercita al Sud una funzione di coesione sociale e di forte identificazione culturale.

Allo stesso tempo il Fraggianni, seguendo la lezione di Pietro Giannone e di tutta la schiera dei giurisdizionalisti napoletani, era cosciente di quanto fosse necessario limitare lo strapotere della Chiesa che, all’epoca, deteneva una quantità abnorme di proprietà e privilegi.

Niccolò Fraggianni allora stende il testo di questa Consulta e smaschera la condotta autoritaria ed illegale della Chiesa;come farà Cesare Beccaria a Milano, difende il diritto al giusto processo, lotta contro la delazione e la tortura.

Dobbiamo a Niccolò Fraggianni il fatto che il Tribunale dell’Inquisizione non sia mai stato più reintrodotto nel Regno di Napoli: una battaglia di modernità, di laicità dello Stato che egli condusse fino alla morte, avvenuta nel 1763.

L’abruzzese Benedetto Croce, nella sua “Storia del Regno di Napoli” , colloca il Fraggianni  in  questa  schiera di  intellettuali  che  collabora  alla  costruzione  dell’assolutismo illuminato nella prima metà del Settecento, prima sotto gli Austriaci e poi sotto i Borboni ; intellettuali che seppero assimilare in modo critico il razionalismo cartesiano esprimendo originalità di pensiero e capacità di adottare le idee di rinnovamento razionalistiche ed illuministiche ai problemi del Mezzogiorno d’Italia.

In questi intellettuali Benedetto Croce vide la parte migliore, viva ,l’autentico processo di sviluppo storico del Mezzogiorno d’Italia, le sue energie migliori.

Ciò che è difficile esplicare e che, del resto, non è ancora stato del tutto scandagliato dagli studiosi, è lo spessore filosofico del Fraggianni, la straordinaria finezza del suo spirito critico, mai astratto, sempre invece collegato alle problematiche reali della società meridionale e, dunque, storicamente significativo.

 

Gli si attribuiscono delle mediazioni sulla debolezza della ragione umana, ispirate a Leibniz e Huet, mai rinvenute,laddove il Fraggianni, ispirandosi allo scetticismo del Bayle, avrebbe sistematizzato probabilmente le numerose annotazioni contenute nel Promptuarium, nelle quali evidenzia le contraddizioni e gli errori contenuti nelle opere filosofiche e nei testi religiosi.

Di straordinaria modernità sono alcune sue annotazioni, che sembrano anticipare il falsificazionismo di Popper e della filosofia della scienza a noi contemporanea: su questa linea si pone la sua diffidenza nei confronti dei sistemi filosofici, a partire da Platone, il suo appello a procedere, nella conoscenza, caso per caso e mai per astratte generalizzazioni.

Ma lasciamo parlare l’Autore:

“La moda dei sistemi non serve per illuminare il Mondo. E’ di maggior profitto l’applicarci e l’approfondire un oggetto particolare. Un sistema in apparenza bello, perde col tempo il suo credito”

“Per evitare ogni disputa e parlar civilmente, noi non dobbiamo dare il nostro parere, il nostro gusto, come il miglior parere e il miglior gusto, ma dobbiamo solamente darlo come nostro proprio; e dire, per esempio In quanto a me,io sono di questa opinione attualmente. Quel attualmente anche denota saggezza e modestia, perché le opinioni si mutano ed i nostri gusti cambiano”

“L’uomo crede che tutto il Mondo sia creato per lui, ma L’Asino potrebbe dire lo stesso e che anzi l’uomo sia stato creato per servirlo”

“Bisogna aver studiato per dubitare. Gli ignoranti sono quelli che sempre decidono. Noi cominciamo a decidere sulle questioni più difficili a risolversi appena entriamo nel Mondo; ma non ne usciamo che dubitando, se siamo diventati dotti”.

La personalità di Niccolò Fragianni ben si intravede nell’incipit del suo testamento:

“Quantunque la miserabile superbia umana, più che in ogni altra cosa, sovranamente si distingua nel temerario ardimento di voler provvedere, penetrare e regolare il futuro, particolarmente nella successione dei beni; la quale, oltre di essere esposta a mille impensati accidenti, incontra anche delle volte la disgrazia di dipendere dall’arbitri, per non dire dal capriccio di qualche cattivo giudice, … nulladimeno essendomi io sempre uniformato alle prudenti pratiche Nazionali per molto, che in alcune la Cristiana Filosofia mi abbia fatto differentemente pensare; vengo perciò anch’io a disporre de’ miei dimestici  interessi, non già per l’ideale consolazione di volere,a dispetto della morte, come continuare a vivere,e ad essere presente alla posterità, ma unicamente per lo zelo di conservare, per quanto alla imbecillità della mia mente fia possibile, il vero, e solido bene della pace tra’ miei congiunti.”

Per effetto di questo testamento, i beni di Niccolò Fraggianni passano dapprima al fratello Saverio e poi agli eredi De Petris: un cospicuo patrimonio fatto di proprietà immobiliari quadri,arredi,carrozze,capitali in titoli e denaro ed anche libri:un’imponente biblioteca che il fratello Saverio custodì gelosamente e che poi si è dispersa in mille rivoli.

Niccolò Fraggianni fu sepolto con solenni funerali. Fu pubblicato un volume contenente gli elogi funebri e sonetti in suo onore.

Nella Chiesa dei Girolamini , a Napoli, è presente la lapide commemorativa,

(immagini)

A Barletta, nella Chiesa di Sant’Andrea è ancora oggi conservato il sepolcro della famiglia Fraggianni, ove sono sepolti padre e madre e il busto di Niccolò, commissionato dal fratello Francesco Saverio, allo scultore Cimafonte (?).

(immagini)

Tutti questi luoghi ed in primis il Palazzo della Marra – Fraggianni, di cui si parlerà fra poco e tutta la cultura di cui sono portatori meritano maggiore considerazione, prima di tutto da parte di noi meridionali.

Come diceva Hannah Arendt, la cultura di un popolo si attua essenzialmente nella considerazione e valorizzazione della memoria, nell’adattamento dell’ambiente e nell’amore della bellezza.

Ricordare quello che oggi stiamo ricordando è in questa direzione e ci avvicina orgogliosamente alle radici più autentiche e nobili della nostra cultura di meridionali e, come tali,di cittadini della Repubblica italiana.

Download/Il_Palazzo_della_Marra.pdf